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La ricerca può essere gentile, se è donna

Dal Giappone parte la giornata mondiale della Gentilezza, che si celebra oggi, grazie al World Kindness Movement (Movimento mondiale per la Gentilezza) di cui fa parte anche l’italiana Gentletude.

Può la ricerca essere gentile?

Sì: mantenendo prioritaria la mission di attenzione e cura come parole chiave in ogni attività che rivolge verso l’Uomo, la Natura e l’Ambiente; con un maggiore coinvolgimento delle donne; persino con applicazioni sorprendenti quali la Robotica Soft.

La scorsa settimana ho portato la mia testimonianza di ingegnera che lavora in ambito scientifico e tecnologico al Women in Tech – Eccellenze Italiane nella Tecnologia, presso la European School of Economics, con l’organizzazione del think tank CrossThink-LAB, la piattaforma di idee nata da un’iniziativa congiunta tra l’Istituto Dirpolis (Diritto, Politica, Svilupppo) della Scuola Superiore Sant’Anna e l’advisory firm Trim2, in collaborazione con Confindustria Firenze e con la partecipazione della Regione Toscana.

Le sfide della partecipazione femminile nel settore della tecnologia e dell’innovazione denotano ancora oggi uno scarso protagonismo femminile e un grave ritardo italiano nei diritti di pari opportunità, recentemente registrato dal Gender Equality Index. Gli ultimi dati OCSE relativi alla presenza delle donne nel mondo scientifico e tecnologico sono abbastanza scoraggianti, tanto più che i divari di genere esistono in tutte le aree della vita sociale ed economica.

Tuttavia le laureate in Italia in materie scientifiche sono quasi la metà rispetto al totale. Ma da lì il crollo, quando dall’istruzione si passa alle carriere, nell’università o nelle altre professioni. Un bel guaio anche considerato che non ci sono abbastanza risorse competenti ad affrontare il cambiamento inevitabile dell’era della quarta rivoluzione industriale. Esplorando un territorio ancora poco sondato, ovvero la relazione tra genere e tecnologie, ne emerge che la disparità di genere è anche un danno economico e un freno al progresso in ogni senso.

Leggi l’articolo completo:  Enza Spadoni, agi.it