Category Archives: Carriere e pareri degli studenti

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Un cervello che ritorna a casa – Luca de Cristoforo a capo della nuova azienda di Carinaro

Luca de Cristofaro, 25 anni, prenderà la guida della nuova azienda del Gruppo dopo un percorso di studi all’estero durato sette anni: tre a Londra, dove ha affinato la conoscenza della lingua inglese e ha frequentato la European School of Economics; due a Parigi alla Paris School of Business fino a conseguire un master a Dubai. Torna a casa con una laurea in International Business and Management ottenuta col massimo dei voti e con lode finale. Nell’intervista che segue, chiede di eliminare il “Lei” in favore di un “Tu” anglosassone molto più rapido e chiaro.

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European School of Economics – Opinione di Arianna Pischiutta

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Mi sono recentemente laureata presso European School of Economics (Bachelor of Science in International Business). La mia opinione è subito stata positiva: credo che questa scuola sia stata la scelta migliore per me perché ho sempre creduto nelle realtà internazionali. Ho scelto di studiare a Milano perché ho sempre sognato di lavorare nel settore della moda, del fashion e del lusso. E’ stata proprio ESE Milano a mettermi nella condizione di lavorare per il brand che amo di più e che mi ha sempre affascinato: Chanel.

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Studenti European School of Economics: Riccardo Ray

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Ho lavorato in Inventa CPM come Account Manager, dove ho avuto la possibilità di collaborare con brand di altissimo livello come Diners Club International, UBI Banca e Compass Bank.

Le mie responsabilità comprendono mansioni da amministratore prendendo parte a vari progetti interessanti, come seguire per tutto il processo l’apertura di un temporary shop “vintage” nel centro di Milano per promuovere il lancio di una nuova carta di credito per The Diners Club.

Questa esperienza è stata merito dello stage offerto dall’European School of Economics, che mi ha permesso di farmi conoscere ed immergermi in importanti settori del business. Sono stato inserito in posti di lavoro con colleghi professionali e stimolanti, ed in continua evoluzione. Non vedo l’ora di inserire il nome di queste aziende multinazionali nel mio curriculum vitae!

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Sara Roversi vince il Premio Marisa Bellisario 2012

Nella cornice del romano Teatro delle Vittorie, è stato assegnato alla giovane imprenditrice Sara Roversi il Premio della Fondazione Marisa Bellisario. A lei una delle “targhe speciali assegnate a 17 giovani donne che hanno portato al successo con determinazione e coraggio un’idea imprenditoriale innovativa o nel Made in Italy, rischiando e investendo sulle proprie idee, a manager e professioniste che hanno raggiunto traguardi ambiziosi, sfidando ostacoli e pregiudizi e affermandosi in “roccaforti maschili” e a giovani talenti in “controesodo” che dopo un’esperienza di lavoro all’estero hanno scelto di costruire in Italia il loro futuro”.

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Come Di Matteo si è conquistato la Champion

La verità è che Di Matteo s’è scoperto da solo. Senza sapere se avesse davvero la stoffa, come capita a tutti. Ci credi, ma non sai se è la tua fiducia in te stesso a darti la sensazione di essere bravo, o è davvero che sei bravo. Accade nel pallone e altrove. L’unica risposta è la vita: lo vedi, in fondo. Se ce la fai, sai con onestà perché è successo. Fortuna, capacità, spinte, appoggi. Una cosa sola o tutte insieme. Oppure due sì e due no. Ora Roberto sa che gli anni passati a chiedersi se la panchina fosse un posto adatto a lui, hanno avuto una risposta. Perché la guida del Milton Keynes e del West Bromwich Albion non erano sufficienti. Non per chi da calciatore ha giocato nel Chelsea e nella Nazionale italiana. Quelle squadre danno certezze agli altri, a quelli senza pedigree di campo: si formano lì, nelle squadre più piccole e costruiscono il loro domani. A uno come Roberto serviva uno stadio vero, meglio se il suo. Stamford Bridge aveva persino un box col suo nome fino a poche settimane fa: era accanto a quelli dedicati a Gianluca Vialli e Gianfranco Zola. Ci andarono praticamente tutti insieme a Londra, tra la fine degli anni Novanta e il Duemila. Prima ondata di italiani in Inghilterra, quando la Premier League aveva deciso di aprire a noi. A Londra arrivarono tre con storie completamente diverse: uno a fine carriera (Vialli), uno scaricato dalla tendenza anti-bassotti (Zola), uno nel pieno dell’attività e senza particolari avversari tra gli allenatori italiani (Di Matteo). Il Chelsea non era ancora russo, lo stadio non era ancora finito: si ricorda un match con il Newcastle giocato con una curva abbattuta e con la tribuna meno nobile ancora senza seggiolini numerati in ogni settore. L’altro mondo era l’inizio del nuovo mondo. Di Matteo se l’è fatto tutto: da calciatore facendo vincere una Fa Cup a Wembley con un gol dopo 43 secondi, da ex calciatore uscito a 32 anni dal campo e tentato dall’avventura imprenditoriale, da allenatore convinto a rientrare nel mondo del calcio molto in fretta. Ha smesso dieci anni fa: era il 2002, si ruppe la gamba in tre punti. Trentadue anni, mica vecchio. Qualche tempo dopo l’ha ricordato così, alla Gazzetta dello Sport: “Ero un atleta e all’improvviso rischiavo di restare menomato per tutta l’esistenza. Ora mi resta solo un brutto ricordo che mi ha insegnato ad affrontare la vita ad un certo modo”. Si parlò di un percorso post operatorio molto complicato, dopo dieci interventi e troppe mani entrate nella sua carne per riparare le ossa danneggiate. Si parlò di menomazioni fisiche che non gli avrebbero consentito più di camminare senza zoppicare. Si parlò addirittura dell’ipotesi amputazione. Accadde anche con Pierluigi Casiraghi (anche lui ai tempi del Chelsea). Si parlò di troppe cose e ovviamente mai di calcio. Di Matteo abbandonò tutto: rimase in Inghilterra senza tornare in Italia. Trentadue anni, di nuovo. I soldi tanti. Anche qui: ma poi?

“Mi sono iscritto a una Scuola privata, la European School of Economics, mi sono laureato in Corporate finance e ho preso anche il patentino da allenatore”.

Con la prima ha deciso di fare un po’ di business: ha aperto due ristoranti a Londra (Friends a Chelsea e il Baraonda vicino Piccadilly) e ha fatto qualche investimento in Thailandia, che per molti è il nuovo paradiso dell’impresa. Col secondo, invece, ha aspettato. Non tanto, perché è arrivato il Milton Keynes e l’ha preso. Robetta: campagna industriale, nessuna identità calcistica, tanto da essere nota molto di più come la sede della scuderia di Formula Uno Red Bull. Terza divisione, praticamente la serie C2. Se glielo chiedi ora, Di Matteo ne parla con entusiasmo: “Facevo tutto io, anche le trattative di mercato. So leggere il bilancio di una società e alla fine ho fatto risparmiare ai Dons più di un milione di sterline”. Come a dire: la prima (la laurea), più il secondo (il patentino), hanno costruito Roberto allenatore vero. Così vero che l’anno dopo è finito al West Bromwich Albion, in Championship.

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European School of Economics – Opinione di Carlotta Carucci

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“Ho scelto di frequentare il Master in Marketing presso l’European School of Economics perché, dopo essermi concentrata sulle scienze umanistiche, ho sentito il bisogno di completare gli studi con un titolo che mi permettesse di incrementare le competenze manageriali. ESE Firenze mi ha dato la possibilità di entrare nel mondo del lavoro più moderno e dinamico.

Presso ESE Firenze ho trovato un ambiente internazionale, accogliente e luminoso. Secondo la mia opinione i professori dell’European School of Economics sono estremamente qualificati, e molto disponibili ad aiutare e incoraggiare gli studenti.

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EUROPEAN SCHOOL OF ECONOMICS – OPINIONE DI FEDERICA COPPOLA

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Secondo il mio parere, l’European School of Economics è sorprendente sotto ogni punto di vista: sia dal lato accademico, sia per quanto riguarda il tirocinio, dove ho avuto la fortuna di lavorare in una società di cosmetici di fama mondiale.

La mia opinione riguardo allo staff ESE è molto positiva: non solo mi hanno formato dal punto di vista professionale, ma mi hanno anche dato preziosi consigli su come superare brillantemente colloqui di lavoro e fissare le mie posizioni lavorative: bisogna leggere di tutto sulla società, sulla loro filosofia e sulla loro linea di prodotti, comprendere il loro business e capire cosa si aspettano da un aspirante membro dello staff.

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La carriera di Benedetta a New York tra moda e PR

A soli 27 anni nella capitale mondiale della comunicazione, per guidare l’ufficio stampa di un’agenzia globale di pubbliche relazioni del fashion.

“In realtà è da 5 anni che lavoro a New York – racconta Benedetta Amadi – ma è da meno di un mese che sono a capo, nella sede nella Grande Mela, dell’ufficio stampa di Karla Otto, l’agenzia di Pr di moda”. Amadi può già vantare una buona esperienza: prima di Karla Otto ha lavorato in altre tre società, quasi sempre all’estero. “Ho cominciato nel 2003 con uno stage di sei mesi nell’ufficio stampa di Burberry a Londra, che alla fine si è tradotto in un’assunzione nella sede di Milano. Contemporaneamente, però, ho continuato e concluso gli studi in scienze delle comunicazioni», Studi che, dopo il liceo classico, sono proseguiti alla European School of Economics e hanno compreso anche sei mesi all’Esmod, la scuola di moda di Parigi, oltre che lo stage a Londra.

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La carriera di Giovanni tra Grande mela e Ville Lumiére

La mossa vincente è stata la prima: utilizzare uno dei nuovi mezzi per trovare lavoro via web, un sito di recruiting on line. “Cercavo aziende a caccia di giovani laureati da formare e far crescere, così ho incrociato su Internet un motore di ricerca di personale, dove un’azienda offriva un programma di graduate developer”. Il nome dell’azienda era un acronimo a lui sconosciuto, Cnh, e il fatto insolito era che Giovanni Marenco, oggi 27enne, nel 2005 si trovava a New York per concludere gli studi e stava per mandare il curriculum, sperando in un’assunzione, a un’azienda con sede a Torino.

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Federica Pellegrini

Ai numeri ci tiene Federica. Precisa che lei di record mondiali ne ha stabiliti sei in carriera. Quello sui 200 metri ancora le appartiene. Quello sui 400, la sua gara tabù, le è stato appena tolto dall’inglese Joe Jackson: “Ma voglio riprendermelo”.  Magari anche grazie al nuovo sponsor tecnico, Mizuno, che le dedicherà anche una linea di costumi e attrezzature per il nuoto, la F.P. Tatoo. Il simbolo è quello dell’araba fenice, il primo dei suoi cinque tatuaggi, quello che simboleggia la rinascita dalle proprie ceneri. A forza di rinascere Federica è cresciuta. Merito dell’Oro alle Olimpiadi di Pechino sui 200 metri conquistato il giorno dopo aver perso la gara dei 400. Merito del nuovo record sui 200 fissato il giorno dopo essere stata bloccata da un attacco di panico alla partenza dei 400. E chissà se è merito anche dell’amore per Luca Marin se, con lucidità rara in una ventenne, dice: “Cosa farò a 35 anni? Difficile che nuoterò ancora. Mia madre mi ha avuta a 26 anni. Dopo Londra 2012, magari avrò cose più importanti da fare che nuotare.”

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Studiare, Viaggiare, fare stage nelle più grandi imprese del mondo

Una base studentesca di oltre duemila studenti e una “produzione” di mille laureati negli ultimi tre anni, tutti giovanissimi, tutti con una storia di successo.

Canon: essere scelti tra mille
Esattamente un anno fa una multinazionale, la Canon, lanciò un concorso per scegliere tre neolaureati da assumere a livello dirigenziale. Oltre all’importanza del nome Canon e della posizione offerta, un elemento di forte attrazione era la previsione di un intenso training iniziale di 18 mesi, tre semestri di esperienze, da fare in tre diverse capitali europee. I candidati furono oltre mille, provenienti dalle migliori università europee. Dalla European School of Economics parteciparono due studenti: Lisa Cocco e Gennaro Bifulco. Risultarono tra i primi tre e da un anno, giovanissimi, sono manager della Canon con la responsabilità di “Project owner”.

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CALCIO: IL ROMANISTA CAFU A SCUOLA DI ECONOMIA

Marcos Evangelista De Morais, meglio conosciuto come ”pendolino” Cafu, punta di diamante della Roma e terzino della nazionale brasiliana Campione del mondo a Usa 94, si prepara a diventare il primo calciatore al mondo a conseguire la Laurea in Economia e Finanza con specializzazione in Management dello Sport. Il calciatore giallorosso ha scelto infatti di studiare alla European School of Economics. Tra gli ”sportivi” impegnati a conseguire una laurea anche Jury Chechi, Antonio Rossi, Manuela Di Centa, Annarita Sidoti, Fabiana Luperini.

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Tommasini e Ranieri: “E vinte le Olimpiadi mi laureo in Sport”

Questa volta anziché le medaglie hanno sfoggiato la toga: Fabrizio Ranieri, campione del mondo di canottaggio, e Paolo Tommasini, medaglia d’argento ai mondiali di canoa, si sono laureati in Management dello Sport alla European School of Economics.

Al Teatro Valle, per l’occasione, altri famosi sportivi che studiano per diventare manager applaudono i loro colleghi: l’olimpionico di canoa Antonio Rossi, che le studentesse in sala si mangiano con gli occhi, la biondina Annarita Sidoti, campionessa di marcia, quel simpaticone

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